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Cicli aperti

Per cicli aperti dobbiamo intendere tutti quei processi mentali che richiedono un’investimento energetico affinché siano sviluppati e portati a termine.
Può essere considerato un “ciclo aperto” il pensiero di andare a ritirare un vestito in lavanderia, come quello di affrontare un esame… andando dalle questioni meno significative a quelle di maggior risonanza.

L’investimento energetico pertiene non solo le azioni pragmatiche che accompagneranno il compimento delle azioni necessarie a sviluppare la questione prefissata, ma soprattutto il lavorio mentale, ed in molti casi l’esborso emozionale che questa mette in moto finché non si passerà all’atto pratico. Questo è nel suo complesso un“ciclo aperto”.
Esso lavora al nostro interno come lo scorrere di un ruscello, e come la goccia d’acqua con il potere della costanza riesce a scavare la roccia, così questi ruscelli creano canali dove la propria energia viene dispersa.
A seconda del quantitativo di cose rimaste in sospeso, queste vie di fuga incrementano la loro portata, con grande danno per il potere di concentrazione del pensiero in senso lato, e dello stato interiore dell’interessato, che si ritrova a vivere stati d’animo in grado di modificare il suo assetto chimico organico senza una causa effettiva, se non quella del ventaglio emozionale che lo trasporta sui venti che meglio crede. La realtà materiale rispecchierà questo stato con diverse incongruenze.

Da qui l’importanza di Chiudere i cicli.
Alla luce del fatto che ne esistono anche in quantità ad un livello inconscio, l’effettuazione della conclusione di quelli che chiaramente ravvisiamo, diviene doverosa.
Non c’è un gran bisogno della logica per vagliare ciò che dobbiamo chiarire, effettuare e concludere, ognuno di noi sa perfettamente quale ronzio produce la musica poco gradevole delle note sospese ed inconcludenti, ed è a quelle che si deve rifare se vuole effettuare un decluttering efficace e riacquisire quote di energia sottratte.

In certi casi serve anche molta onestà nell’ammettere che certe cause che abbiamo spinto in fondo a noi stessi e per le quali abbiamo trovato una giustificazione di comodo, sono ancora là, vive e vegete ed attendono una riscossa.
Indipendentemente dal tempo trascorso, dalla situazione attuale, da chi/cosa è oggetto dei nostri pensieri, per il nostro bene noi decideremo di passare all’azione! Trapasseremo il nostro orgoglio dichiarando il nostro amore a qualcuno che non appartiene più alla nostra vita, rimetteremo mano ad una situazione lavorativa che ci ha apparentemente sconfitti, ammetteremo la nostra incapacità di perdonare qualcuno o decideremo di incontrarlo per manifestargli la nostra comprensione al di là di un paradigma di ragionevolezza, e via dicendo, spaziando dal sentimento alla ragione.

Credo si sia capito che ciò che importa, quando si procede su grandi temi, non è tanto il risultato sul piano pratico, poiché l’innamorato potrebbe non tornare, o la causa di lavoro non andare in porto, ma la capacità di sorpassare noi stessi pulendo i cicli inconcludenti del “cosa poteva essere”.
La qualità del pensiero ne uscirà rinnovata e potenziata, s’incrementerà l’autostima (quella vera), e saremo integri e più puliti… Non a caso ho utilizzato in questo testo il vocabolo “decluttering”, che è sinonimo di “space clearing”, l’azione di pulizia degli ambienti che tanto giova sul piano spirituale per far entrare nuove cose nella nostra vita.
Questa pulizia dell’ambiente interiore ha infatti come risultato tra i risultati, quello di creare lo spazio eterico e materiale per far entrare il nuovo nella nostra esistenza. Provare per credere.

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